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	<title>Goccia dopo Goccia &#187; Per saperne di più</title>
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	<description>POLIAMBULATORIO PER LA RIABILITAZIONE DELL’ETA’ EVOLUTIVA E PER LA FAMIGLIA</description>
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		<title>[Seminario] GIOCARE CON I BAMBINI &#8211; Riflessioni sul modo e sulle scelte</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 07:29:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[1 e 2 scuola primaria]]></category>
		<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Per saperne di più]]></category>
		<category><![CDATA[Primo anno di vita]]></category>
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		<category><![CDATA[Promozioni in corso]]></category>
		<category><![CDATA[Secondo anno di vita]]></category>
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		<category><![CDATA[Terzo anno di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo anno scuola dell'infanzia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo  il grande successo e interesse rispetto ai semina [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #222222;">Dopo  il grande successo e interesse rispetto ai seminari precedenti SULLA NATURA DEL BAMBINO e sul TRATTARE I BAMBINI E RENDERLI COLLABORANTI E SERENI,</p>
<p style="color: #222222;">…il viaggio prosegue verso un altro TEMA IMPORTANTISSIMO: IL GIOCO. Un altro topic che ha suscitato molta curiosità!</p>
<p style="color: #222222;">Importantissimo perché…. il gioco <em><strong>è l’essenza</strong> </em>del bambino.</p>
<p style="color: #222222;">
<p style="color: #222222;">#<strong>LA TEMATICA: RIFLESSIONI SUL GIOCO</strong></p>
<p style="color: #222222;">Durante questa “puntata” andremo ad approfondire:</p>
<p style="color: #222222;"><strong>- alcune nozioni importanti relative al gioco<em> del</em> bambino, ed al giocare <em>con</em>un bambino</strong></p>
<p style="color: #222222;"><strong>- le varie <em>tipologie</em> di gioco del bambino, e gli “<em>strumenti” e materiali</em>consigliabili</strong></p>
<p style="color: #222222;"><strong>- spunti per osservare e <em>capire meglio un bambino</em> durante il gioco</strong></p>
<p style="color: #222222;"><strong>- spunti per osservare e <em>capire meglio noi stessi</em> durante il gioco con un bambino</strong></p>
<p style="color: #222222;">
<p style="color: #222222;"><strong>#DESTINATARI</strong></p>
<p style="color: #222222;">Questo seminario è indicato per genitori od educatrici. che crescono bambini <em><strong>da 0 a 7 anni</strong> circa</em></p>
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<div id="m_-2272679945267570546id_5cac864e8f1fe0851337151" class="m_-2272679945267570546text_exposed_root m_-2272679945267570546text_exposed">
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>#LOCATION ACCOGLIENTE</strong></p>
<p>presso il polifunzionale di Caleppio di Settala di via Percali, in SALA CONGRESSI :  c’è quindi POSTO PER TUTTI!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>#SAVE THE DATE</strong></p>
<p><strong> Lunedì 13 maggio alle 20:30.</strong></p>
<p>Il seminario durerà almeno un’ora e mezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>#CONTRIBUTO LIBERO: CHIUNQUE DESIDERI ESSERCI, <em>PUO’</em></strong></p>
<p>Una parte del ricavato verrà devoluto in beneficienza all’Associazione Intensamente Coccolati Onlus, che si occupa di aiutare le famiglie di bambini nati prematuri o patologici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="m_-2272679945267570546text_exposed_show">
<p><strong>#ISCRIZIONE EASY</strong></p>
<p>Per registrarsì è sufficiente comunicare la propria presenza attraverso un <strong>WhatsApp al 3395874101</strong> oppure una mail a <strong><a style="color: #1155cc;" href="mailto:gloriapsicomotricista@gmail.com" target="_blank">gloriapsicomotricista@gmail.<wbr />com</a>… </strong>anche last minute!</p>
<p><span class="m_-2272679945267570546_5mfr"><span class="m_-2272679945267570546_6qdm" style="color: transparent;"> </span></span></p>
</div>
</div>
</div>
<div class="m_-2272679945267570546_3x-2" style="color: #1d2129;"> TIENITI AGGIORNATO ANCHE TRAMITE LA NOSTRA <strong>PAGINA FACEBOOK </strong><a style="color: #1155cc;" title="clicca qui" href="https://www.facebook.com/gocciadopogocciasrl/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.facebook.com/gocciadopogocciasrl/&amp;source=gmail&amp;ust=1556954800723000&amp;usg=AFQjCNGpLYu404v2T2r_K7hjGjZgB8BGhg">https://www.facebook.<wbr />com/gocciadopogocciasrl/</a></div>
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		<title>Osteopatia in gravidanza. I primi tre mesi.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 18:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gdg]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Per saperne di più]]></category>

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		<description><![CDATA[Di seguito il primo di un ciclo di 3 articoli dell&#821 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito il primo di un ciclo di 3 articoli dell&#8217;osteopata Andrea Giovene, sul tema della GRAVIDANZA. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più della metà delle donne durante il periodo della gravidanza presenta dolori di tipo muscolo- scheletrico. Tra queste la maggior parte è inoltre probabilmente convinta che soffrire, poco o tanto, sia inevitabile e faccia comunque parte di un percorso di avvicinamento al momento del parto.</p>
<p>In realtà non è assolutamente detto che le cose debbano per forza andare in questo modo. È infatti possibile arrivare alla meta in forma e con meno disagi aiutando il proprio corpo a gestire tutti i cambiamenti fisiologici che si susseguono nel corso dei nove mesi di gravidanza.</p>
<p>Non è scritto su tavole di pietra che si debba per forza convivere, tanto per fare un esempio, con quel fastidioso senso di rigidità della schiena che talvolta rende a molte donne gravide un’impresa anche solo alzarsi dal letto, figuriamoci fare tutto il resto.</p>
<p>La soluzione c’è e viene dall’osteopatia.</p>
<p>Di più, come si vedrà, l’osteopatia può diventare la migliore amica sia delle quasi-mamme sia delle neo-mamme che hanno appena partorito.</p>
<p>Opportuni trattamenti osteopatici possono infatti ridurre o eliminare gli effetti meno gradevoli delle fisiologiche disfunzioni che si verificano durante la gravidanza, permettendo al corpo della donna di imparare felicemente a convivere con il gradito &#8220;ospite&#8221;.</p>
<p>Inoltre, tramite un lavoro mirato, è possibile effettuare trattamenti in grado di agevolare il parto sia per la mamma sia per il piccolo in arrivo.</p>
<p>Per chi si domandasse come è possibile ottenere questi risultati è necessario fare un passo indietro e chiarire quali sono i principi base dell’osteopatia che si fonda essenzialmente su una filosofia – si può giusto definirla così – che pone al centro la salute/benessere in senso lato del paziente e il suo mantenimento.</p>
<p>L’osteopata è tenuto ad operare considerando il corpo come unità tra mente, corpo e spirito.</p>
<p>Banalizzando all’estremo: quanti in vacanza guariscono da dolori che li accompagnano durante tutto l’anno? Non è certo un caso che allontanandosi da situazioni di stress, anche il nostro fisico ne trae giovamento.</p>
<p>Quello che fa un osteopata quando tratta è soprattutto applicare input correttivi al paziente che sono in grado di stimolare i meccanismi di autoregolazione e autoguarigione che sono propri del fisico di ciascuno.</p>
<p>Da questo punto di vista l’osteopata è il tramite cui ci si può rivolgere quando si presentano situazioni di parafisiologia (al di fuori della normalità) per recuperare il proprio benessere.</p>
<p>Struttura e funzione sono reciprocamente connessi e questo ci riporta ai problemi tipici della gravidanza dove, mi rendo conto che l’immagine è poco poetica, c’è un contenitore che è il corpo della donna e un contenuto che è il bambino che cresce nel suo ventre.</p>
<p>Contenitore e contenuto sono interdipendenti e dal benessere dell’uno dipende la buna salute dell’altro.</p>
<p>Poste queste premesse, in questo primo contributo affrontiamo il primo trimestre di gestazione che va dal primo giorno dell’ultima mestruazione alla tredicesima settimana di gravidanza, dando un sguardo a quali sono le modifiche che si verificano nel corpo della donna, e qual è il contributo del trattamento osteopatico.</p>
<p>Le tre modificazioni materne e fetali riguardano prevalentemente tre aree:</p>
<p> modificazione della struttura materna e biomeccaniche conseguenti allo sviluppo del feto;</p>
<p> modificazioni circolatorie;</p>
<p> modificazioni ormonali.</p>
<p>Nei primi tre mesi di gravidanza sono estremamente frequenti affaticamento, mal di testa, nausea, reflusso gastroesofageo.</p>
<p>In questo periodo si cominciano inoltre a manifestare i primi cambiamenti posturali e ormonali.</p>
<p>L’aumento di progesterone porta infatti ad una maggiore percezione della stanchezza e a un rallentamento della digestione, mentre l’azione di un altro ormone, la relaxina, che si concentra soprattutto sul bacino grazie a dei recettori specifici, è responsabile della maggiore elasticità delle strutture ossee volta a favorire, alla fine dei nove mesi, il parto.</p>
<p>Molto importante inoltre da valutare è il valore dell’ormone beta HCG che – se cresce in modo importante tra un prelievo e l’altro – può essere un discreto indicatore di gravidanze multiple. Per non avere sorprese è meglio tenerlo sotto controllo.</p>
<p>Questi aumenti ormonali sono i maggiori responsabili delle nausee che perdurano per circa 8/16 settimane e delle cefalee.</p>
<p>Nelle prime settimane possono presentarsi inoltre delle lievi perdite che risultano essere abbastanza normali, dovute all’iniziale sfaldamento dell’endometrio. Qualora invece le perdite fossero abbondanti e dolorose meglio rivolgersi con urgenza al medico curante.</p>
<p>Infine si possono presentare i primi fastidi in zona lombare dovuti dal cambio della biomeccanica corporea della donna. È molto importante riconoscere se alla lombalgia si associano crampi, febbre, perdite e debolezza in zona pelvica. In questi casi meglio fare molta attenzione: si potrebbe essere in presenza di un aborto spontaneo!</p>
<p>L’osteopatia fin dai primi tre mesi della gravidanza può dare un aiuto concreto ed efficace sia per la quotidianità della donna incinta sia in una ottica del futuro parto, in modo da preparare il corpo a poter compiere nella maniera più serena possibile questo incredibile e meraviglioso passo.</p>
<p>Andrea Giovene</p>
<p>D.O. M.Sc. Ost. UK</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per chi lo desidera Andrea Giovene è disponibile durante il mese di FEBBRAIO ad effettuare consulenze gratuite, grazie al MESE DELLA PREVENZIONE! </em></p>
<p><a href="http://www.gocciadopogoccia.it/wp-content/uploads/2016/02/Attachment-1-1.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1357" src="http://www.gocciadopogoccia.it/wp-content/uploads/2016/02/Attachment-1-1-300x300.jpeg" alt="Attachment-1 (1)" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>L&#8217;OSTEOPATIA E IL TRATTAMENTO DELLE OTITI RECIDIVANTI &#8211; della Dott.ssa Manuela Raimo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 13:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gdg]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Per saperne di più]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;osteopatia nasce come nuova, alternativa forma  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;osteopatia nasce come nuova, alternativa forma di cura nel far west quando un medico, il Dott. Still, posto difronte alla drammatica scomparsa dei suoi figli per meningite comincio&#8217; a praticarla nel disperato tentativo di poter salvare vite umane. L&#8217;assenza di farmaci lo spinse alla ricerca di una forma di cura che potenziasse lo stato di salute dell&#8217;organismo in modo che questo potesse naturalmente far fronte alla malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nacque così l&#8217;arte del sentire, l&#8217;arte di ascoltare solo attraverso le mani l&#8217;organismo umano, nelle sue differenti parti e strutture e di aiutarlo attraverso il trattamento, liberandolo dalle tensioni. Sono passati oltre 200 anni e l&#8217;osteopatia ha saputo nel tempo affiancarsi alla medicina tradizionale e diventare un prezioso strumento terapeutico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tipo di approccio, altamente personalizzato, naturale, sempre rispettoso del paziente e della sua storia rendono l&#8217;osteopatia altamente versatile e nella sua essenzialità&#8217; estremamente al passo coi tempi. Grazie all&#8217;utilizzo di tecniche estremamente dolci e&#8217; una terapia indicata per i bambini, sin dai primi giorni di vita. Un neonato che ha dovuto affrontare un parto molto breve, molto lungo, gemellare, oppure un parto difficile e che per questo e&#8217; estremamente suscettibile agli stimoli esterni o fatica ad ambientarsi alla vita fuori dal grembo materno; un neonato con un atteggiamento preferenziale del capo che sviluppa nei primi mesi di vita uno schiacciamento delle ossa del capo (plagiocefalia), sono alcuni esempi piuttosto noti di indicazioni di trattamento osteopatico. Ma vi sono moltissimi altri casi in cui può essere utile, sia nel neonato (ristabilire un equilibrio fin dall&#8217;inizio della vita extrauterina è la massima forma preventiva) sia nei bambini più grandi, fino a qualunque età. Non tutti sanno che l&#8217;osteopatia può essere un valido aiuto anche per i bambini che soffrono di otiti recidivanti, in affiancamento alle terapie mediche indicate dallo specialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Compito dell&#8217;osteopatia è&#8217; facilitare il drenaggio delle secrezioni a livello delle tube di Eustachio grazie alle tecniche craniali. Le tube di Eustachio sono dei condotti che collegano l&#8217;orecchio al rinofaringe. Nei bambini il loro orientamento risulta più orizzontale rispetto al cranio adulto, le secrezioni arrivate nelle tube tendono quindi con più facilità ad accumularsi nel bambino rispetto che nell&#8217;adulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre come noto i bambini, con un sistema immunitario ancora in formazione, sono più soggetti a contrarre infezioni respiratorie. Le tecniche craniche hanno per questi bambini un&#8217;azione meccanica diretta sulle tube di Eustachio, facilitando il drenaggio delle secrezioni. In questo modo sarà possibile interrompere quel circolo vizioso di ripetute infezioni all&#8217;orecchio che possono portare a ripetute lacerazioni del timpano e nei casi più gravi anche a danni a carico dell&#8217;organo dell&#8217;udito. Dottssa Manuela Raimo, fisioterapista e osteopata di Goccia Dopo Goccia</p>
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		</item>
		<item>
		<title>NEONATI &amp; VIZIETTI &#8211; Della Dott.ssa Gloria Argentieri</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2015 17:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Per saperne di più]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando nasce un bambino, é esperienza comune (quasi sen [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando nasce un bambino, é esperienza comune (quasi senza eccezioni), che chiunque si incontra inizi spontaneamente a fare una serie di domande&#8230;<br />
Oltre alle domande, tante teorie e soprattutto luoghi comuni, credenze che a volte suonano come sentenze, generalmente non richiesti, che non fanno altro che far sentire l&#8217;instabile neomamma incerta. Nessuno  lo fa con cattiveria, penso che ognuno abbia forse il piacere di contribuire alla Vita.</p>
<p>Quando nasce tuo figlio però, inizi a scrivere una pagina bianca, ma proprio come un bambino che inizia a scrivere, all&#8217;inizio il tratto é incerto.<br />
Perciò ci vuole molta delicatezza, e rispetto, soprattutto all&#8217; inizio.</p>
<p>La situazione concreta è che si subisce una serie di bombardamenti ovunque si metta piede&#8230;tra familiari, conoscenti, sconosciuti, e professionisti.<br />
Tutti intorno a te dicono la loro, e spesso ognuno la sua&#8230;possibilmente diversa l&#8217;uno dall&#8217;altra. Anche tra professionisti. Finisce che invece di orientarsi, ci si sente sempre più disorientati.</p>
<p>Invece io credo, che ogni mamma dovrebbe imparare (o cercare qualcuno di fiducia, che l&#8217;aiuti a farlo) ad ascoltare sé stessa. Perchè <em>una mamma lo sa</em>.</p>
<p>Lo sa cosa? Cosa desidera LEI per suo figlio, e l&#8217;unico con cui deve condividere ogni scelta, è solo il papà.</p>
<p>Se una mamma si mette ad ascoltare se stessa e il proprio neonato, sentirà probabilmente  la necessità ancestrale di accudire senza riserve e limiti il proprio cucciolo, e di non separarsene, inizialmente.</p>
<p>Infatti noi siamo animali.<br />
E i neonati sono cuccioli.</p>
<p>Perciò convien gridare a gran voce, soprattutto dentro di sé: UN NEONATO NON SI VIZIA.</p>
<p>Coccolare, allattare, portare, tenere in braccio, far addormentare il proprio piccolo,  in età neonatale, in maniera praticamente totalizzante , non é un vizio : è la richiesta della natura.<br />
Del piccolo prima di tutto, ma anche di una neomamma.<br />
Siamo tarati per questo.<br />
Non per farlo per sempre, é chiaro&#8230;ma i primi mesi sicuramente si.</p>
<p>E&#8217; sufficiente, per capirlo, mettersi nei panni dei nostri bambini&#8230;.</p>
<p>Sono stati 9 mesi in pancia, in un ambiente strettissimo, caldo, conosciuto, cullati costantemente dal ritmo del cuore, del respiro, del movimento, della voce della mamma.</p>
<p>Poi escono fuori: e tutto è da resettare.<br />
Devono far fronte a suoni, luci, rumori&#8230;e spazio.</p>
<p>Ci vuole tempo per abituarsi a tutto questo, ci vogliono alcuni mesi.</p>
<p>Pensiamo ancora:<br />
I neonati vedono a una distanza ravvicinata, parliamo di poche decine di centimetri.<br />
Se la mamma non é li, attaccata : come può sentirsi un bambino, che non vede e non percepisce più l&#8217;unica cosa che conosce, se non disperso?? Ha pur ben ragione di chiedere di stare vicino a qualcuno (possibilmente mamma &#8211; o papà).</p>
<p>Consideriamo anche che lui stesso ancora non SI conosce, non sa cosa sia se stesso, il proprio corpo, il mondo&#8230;. le braccia della mamma sono il prolungamento dell&#8217;utero, unico posto sicuro.</p>
<p>Il resto arriverà, più avanti.<br />
Ma intanto, il loro posto è LI.</p>
<p>I neonati impiegano diverse settimane prima che il sistema nervoso sfugga ai riflessi primitivi, e prima che imparino ad estendere gli arti, e poi nuovamente a coordinarsi in flessione.<br />
Fino ad allora, un neonato si sente forse, come una persona che non sa nuotare buttato in mezzo all&#8217;oceano: disperso e spaventato. Quanto può aiutare un semplice salvagente? Moltissimo. Allora pensiamo davvero alla rispettosa utilità di un avvolgimento contenitivo intorno a un neonato, se proprio non é tra braccia rassicuranti.</p>
<p>I neonati devono ancora imparare a sentire e conoscere il loro corpo, non conoscono i loro confini, i loro movimenti sono disorganizzati e casuali&#8230;allo stesso modo possono essere terrorizzati se spostati con movimenti rapidi o in cui non siano tenuti meticolosamente stabili.</p>
<p>I neonati iniziano fuori dalla pancia a sentire la fame, il più vitale, impellente e irrinunciabile istinto. Un bambino affamato, va saziato. Senza remore proprio.<br />
Un pianto trafiggente te lo comunicherà.</p>
<p>Anche il bisogno di riposo, o di ridurre gli stimoli esterni, sono un altro messaggio che ci comunicano, da imparare a riconoscere (distinguendolo dalla fame) e tenere in forte considerazione.</p>
<p>I neonati hanno, oltre alla fame o al sonno,  il bisogno fondamentale di accudimento, di essere coccolati, e di ciucciare.</p>
<p>In sostanza,<br />
Un neonato non ha nessun motivo di fare trucchetti, di essere furbo&#8230;.<br />
il suo cervello funziona ancora in maniera semplice, puramente istintuale, animale.</p>
<p>Nessun neonato piange senza motivo: ignorare il pianto di un neonato significa ignorare il messaggio di un cucciolo indifeso. A volte basta davvero poco per rispondere, anche solo una carezza, con le mani o con la voce.</p>
<p>Perché una mamma davanti a suo figlio che piange, prova un istinto viscerale a muoversi?</p>
<p>Siamo state create apposta, per ANDARE a ricreare lo stato di benessere, e non per temere vizietti.<br />
Non é ancora il momento, per quelli.</p>
<p>Il neonato funziona secondo un ciclo continuo tra nutrirsi, essere vigile e attivo, e dormire: imparare a comprendere e agevolare questo ritmo è importante e salutare. Ma con flessibilità, che deriva dall&#8217; &#8220;ascolto&#8221;.</p>
<p>Quindi io credo che nei primi 3 mesi in particolare sia fondamentale farsi forti davvero di questa consapevolezza: accudire un neonato non vizia.<br />
Semmai, crea le basi per un attaccamento sicuro, che permetterà in seguito la strada per l&#8217;autonomia e  l&#8217;autostima.</p>
<p>Un bambino di 4 mesi, già si mostra in tutta la sua diversità ed evoluzione.<br />
Un bambino di 4 mesi lo spazio inizia a conquistarselo, il corpo a conoscerselo.<br />
E allora invece che spiaccicati contro qualcosa, potremo osservarli dormire beatamente a braccia spalancate, perché ormai nello spazio ci stanno bene.</p>
<p>Potremo muoverli con meno delicatezza senza che ne siano turbati.<br />
Potremo allontanarci di qualche metro e loro ci seguiranno con lo sguardo senza scomporsi troppo, perché la loro vista sarà migliorata notevolmente, e finché ci vedono noi esistiamo e quindi va tutto bene.</p>
<p>La prima simbiosi comunque termina verso il nono mese all&#8217;incirca, epoca in cui il bambino davvero avrà internalizzato di essere un entità separata e autonoma.</p>
<p>9 mesi dentro.<br />
9 mesi fuori.</p>
<p>Non dimenticatelo mamme, fatene un promemoria di serenità.</p>
<p>Ricordate che il vostro bambino agisce in base a un bisogno, senza condizionamento: se lasciamo davvero il nostro bambino libero di esprimersi, sarà lui a guidarci&#8230; In molte più cose di ciò che immaginiamo.</p>
<p>I nostri bambini nascono liberi.<br />
Hanno solo i primi mesi di vita per godersi la stessa totale beatitudine che avevano sperimentato in pancia, e noi possiamo esserne ancora gli artefici!</p>
<p>Perché privarli di questo in nome di sorpassate teorie?<br />
Perché invece non facciamo in modo da goderne?<br />
Perché non ne approfittiamo per fare una sana palestra di &#8220;ascolto&#8221;? Di noi stesse, e della nostra creatura&#8230;</p>
<p>Perchè no?</p>
<p>9 mesi dentro.<br />
9 mesi fuori.</p>
<p>Godeteveli, nel profondo.</p>
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		<title>GENITORI E FIGLI: ISTRUZIONI PER L’USO &#8211; Della Dott.ssa Manuela Caleca</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 23:28:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alcuni dicono che essere genitori è &#8220;sempre&#8221 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni dicono che essere genitori è &#8220;sempre&#8221; fantastico, ma questa è una bugia!<br />
Avere figli può essere incredibilmente gratificante, ma anche un lavoro faticoso e snervante, a<br />
seconda delle situazioni. I figli creano confusione, parlano una lingua che spesso facciamo fatica a<br />
comprendere, sono elusivi, non ascoltano e sanno come darvi ai nervi, ma nonostante questo, anche<br />
noi genitori sappiamo essere altrettanto irritanti. Proviamo a crescere i nostri figli in modo che<br />
abbiano una vita migliore di quella che abbiamo avuto noi, ma spesso superiamo il limite con le<br />
nostre aspettative ipocritamente elevate.<br />
I nostri figli vedono e capiscono più di quello che pensate. Il modo in cui vi comportate tra voi<br />
genitori probabilmente influenzerà il tipo di persone che saranno da grandi. Se litigate davanti a<br />
loro, se vi criticate o sminuite a vicenda, state certi che anche loro lo faranno un giorno. I nostri figli<br />
imparano da noi come trattare gli altri.</p>
<h2>Il tempo</h2>
<p>La vita, diceva Seneca, per quanto corta possa essere, non è breve: siamo noi che la rendiamo tale,<br />
sprecando quel dono prezioso che è il tempo. Oggi al pari di ieri la piaga che affligge la nostra<br />
società è la mancanza di Tempo, quello vero. Perennemente di corsa, sempre ansiosi, abbiamo<br />
inaugurato una staffetta senza fine tra i vari impegni che ci riempiono la giornata. Chi si ferma è<br />
perduto! Questo ci dice la società e questo ci allontana dal nostro “sentire”, dalla saggezza del<br />
nostro corpo che ci regala quella capacità di autoguarigione che ognuno di noi possiede. Ci<br />
allontana dalle nostre emozioni che ci dicono chi siamo, ciò di cui abbiamo bisogno.<br />
Il primo problema riguarda la gestione del tempo per i figli e l&#8217;ormai diffusissima prassi di<br />
&#8220;occupare&#8221; il più possibile il tempo dei ragazzi. Tra palestra, allenamenti di calcio o pallavolo,<br />
danza, attività espressive o corsi di musica, l&#8217;agenda di molti bambini e ragazzi è diventata più fitta<br />
di quella di un amministratore delegato.</p>
<p>I genitori se ne sentono rassicurati, perché il proprio figlio non butta via il tempo, né va a spasso<br />
incontrollato per il quartiere o per la città. Ma qual è il tempo libero di un ragazzo con l&#8217;agenda così<br />
piena? Come riuscirà a imparare a star bene con se stesso se sarà sempre accerchiato da qualcuno<br />
che gli chiederà di fare qualcosa per raggiungere un certo obiettivo? Come potrà imparare a gestire<br />
il proprio tempo, ad assumersi personalmente la responsabilità di scegliere cosa è giusto fare ma<br />
anche di mettere a fuoco ciò che gli piace o non gli piace? Come potrà “annoiarsi” così da<br />
sperimentare quel cosiddetto “vuoto fertile ” nel quale tutti noi sperimentiamo e creiamo, rendendo<br />
viva una parte di noi. Forse occorre qualche soluzione intermedia, in grado di costruire percorsi in<br />
cui progressivamente cresca l&#8217;autonomia e la libertà di scelta e diminuisca il controllo e la gestione<br />
da parte dei genitori. Si rischia di considerare come proprio spazio di tempo libero solo quei<br />
momenti in cui &#8220;nessuno ti dice cosa devi fare&#8221;, oppure in cui ti metti davanti al videogioco per un<br />
paio d&#8217;ore, oppure, ancora, in cui &#8220;butti via il tuo tempo&#8221;.</p>
<h2>Emozioni</h2>
<p>Ma senza un tempo di qualità non si può raggiungere un fondamentale obiettivo: l’accoglienza e<br />
l’ascolto incondizionato del vissuto del bambino. Bisogna aver fiducia nella sua capacità di tollerare<br />
le proprie sensazioni ed emozioni. Essi ascoltano in modo spontaneo il proprio corpo, il cuore e la<br />
propria pancia riguardo a quanto accade loro e a quanto provano. Esprimono con semplicità le loro<br />
emozioni attraverso disegni, parole, gesti, le storie che ci raccontano, ma hanno bisogno di essere<br />
aiutati a fidarsi di ciò che sentono e a renderlo esplicito. Esiste una tecnica, il focusing, che<br />
consente agli adulti di ritrovare il contatto con la “saggezza del proprio corpo”, ed ai bambini a non<br />
perderla. In ognuno di noi, in fondo, sonnecchia un bambino che non è stato sufficientemente<br />
ascoltato e che attende di essere riconosciuto. Se si vuole instaurare con il bambino un rapporto<br />
amorevole e aperto, occorre innanzitutto imparare ad essere amorevoli ed aperti nei confronti di se<br />
stessi.<br />
“A volte avvertiamo sensazioni che ci dicono che c’è qualcosa che non va, ma non sappiamo cosa,<br />
ma se focalizziamo la nostra attenzione sulla sensazione succede spesso che questa diventi distinta e<br />
a volte scopriamo che possiede un significato, forse inatteso. Non possiamo controllare queste<br />
sensazioni interne, anche se non vogliamo ascoltarle loro continuano a mandarci dei segnali che<br />
continueranno ad essere presenti fino a quando non daremo loro la giusta attenzione. Fino a quel<br />
momento però potremmo scegliere se accoglierle amichevolmente o meno. Se permettiamo alle<br />
emozioni di esprimersi possiamo scoprire cosa c’è dietro.”<br />
Desiderare che vostro figlio studi e faccia faville a scuola è normale, ma bisogna tenere presente<br />
che la vita non è un film! Nella vita vera, i bambini imparano in maniera diversa. È nostro compito<br />
guidarli, non punirli perché hanno difficoltà di apprendimento. D&#8217;altra parte noi non siamo perfetti<br />
al lavoro &#8211; nella maggior parte degli impieghi, non è previsto. La scuola è il &#8220;lavoro&#8221; dei nostri figli,<br />
fino a che non entreranno nel mondo dei grandi.<br />
Quando i bambini imparano ad ascoltare ciò che avviene dentro di loro, divenendo profondamente<br />
consapevoli delle loro sensazioni fisiche, anche il loro comportamento cambia.</p>
<h2>La scuola</h2>
<p>“Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un&#8217;importanza che, a volte, è del tutto<br />
infondata. Non ci basta che non restino troppo indietro agli altri, che non si facciano bocciare agli<br />
esami. Noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che soddisfino<br />
il nostro orgoglio.<br />
Se non vanno così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del<br />
malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta<br />
un&#8217;offesa. Allora i nostri figli, tediati, s&#8217;allontanano da noi. Oppure li assecondiamo nelle loro<br />
proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d&#8217;una<br />
ingiustizia. E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro, studiamo con<br />
loro le lezioni.<br />
In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare<br />
da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia,<br />
dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. Se là, subisce<br />
ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c&#8217;è nulla di strano, perché<br />
nella vita dobbiamo aspettarci d&#8217;essere incompresi e misconosciuti: la sola cosa che importa è non<br />
commettere ingiustizia a noi stessi.<br />
I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo<br />
stesso modo e in egual misura come essi, dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri<br />
successi o insuccessi, le nostre soddisfazioni o preoccupazioni. È falso che essi abbiano il dovere, di<br />
fronte a noi, d&#8217;esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di<br />
fronte a noi è puramente quello di andare avanti, visto che li abbiamo avviati agli studi. Se il meglio<br />
del loro ingegno vogliono spenderlo non nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di<br />
coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli,<br />
di mostrarci offesi nell&#8217;orgoglio, frustrati di una soddisfazione. Se il meglio del loro ingegno non<br />
hanno l&#8217;aria di volerlo spendere per ora in nulla, e passano le giornate al tavolino masticando una<br />
penna, neppure in tal caso abbiamo il diritto di sgridarli molto: chissà, forse quello che a noi sembra<br />
ozio è in realtà fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti.<br />
Ma non dobbiamo lasciarci prendere, dal panico dell&#8217;insuccesso. I nostri rimproveri debbono essere<br />
come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la<br />
natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidità e la pace. Noi dobbiamo consolare<br />
i nostri figli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo là per fargli coraggio, se un insuccesso li ha<br />
mortificati. Siamo anche là per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti. Siamo per<br />
ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice<br />
offerta di strumenti, fra i quali forse è possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani.<br />
Quello che deve starci a cuore, nell&#8217;educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno<br />
l&#8217;amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d&#8217;attesa, intento<br />
a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos&#8217;è la vocazione di un essere umano, se non<br />
la più alta espressione del suo amore per la vita?”<br />
(Natalia Ginzburg, “Le piccole virtù”, pubblicato originariamente su &#8220;Nuovi Argomenti&#8221;)</p>
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		<title>LA PSICOMOTRICITA&#8217; RELAZIONALE  ED IL GIOCO SIMBOLICO &#8211; Della Dott.ssa Silvia Cravero</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 23:23:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Per saperne di più]]></category>

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		<description><![CDATA[La Psicomotricità Relazionale nasce in Francia nella me [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Psicomotricità Relazionale nasce in Francia nella metà del secolo scorso. Si diffonde negli anni successivi in gran parte dei paesi dell&#8217;Europa e in alcuni dell&#8217;America del Sud.</p>
<p>Tale disciplina considera la persona nella sua globalità psico-fisica ed il suo obiettivo è quello di aiutarla a raggiungere un&#8217;integrazione tra le sue numerose componenti, prevenendo l&#8217;instaurarsi di gravi disarmonie, favorendo la ricerca di meccanismi funzionali e agevolando l&#8217;apertura alla comunicazione ed al pensiero simbolico.</p>
<p>La psicomotricità nel tempo si è distinta in numerosi indirizzi che si possono riassumere in due principali: la scuola funzionale dove il movimento viene controllato e migliorato al fine di raggiungere la completa maturazione psico-fisica dell&#8217;individuo e la scuola relazionale che si fonda sul gioco libero quale mezzo d&#8217;espressione di emozioni e desideri personali e dove la relazione assume un ruolo fondamentale per favorire l’educazione e/o la riabilitazione della persona .</p>
<p>In questo articolo approfondiremo il secondo orientamento: la psicomotricità relazionale.</p>
<p>Secondo tale posizione il soggetto attraverso il corpo e le sue funzioni tonico-emozionali attiva tutti i processi cognitivi, affettivi e relazionali sviluppando così un percorso di crescita e di sviluppo del sé.</p>
<p>Avvalendosi dell’esperienza del dialogo corporeo e del gioco libero, la psicomotricità relazionale indirizza il bambino a conoscere se stesso e l&#8217;ambiente circostante e ad acquisire modalità relazionali che fondino il suo senso di fiducia nelle risorse del proprio io e nelle risposte dell&#8217;altro.</p>
<p>Lo psicomotricista partecipa utilizzando principalmente il linguaggio corporeo non verbale (che è la prima forma di comunicazione), accoglie le richieste del bambino, valorizza le sue iniziative, lo facilita nell&#8217;interiorizzazione delle regole sociali, nella conoscenza e nella padronanza dell‘aggressività, nel superamento di forti Inibizioni e nel rafforzamento del senso di sicurezza e dell‘Autostima.</p>
<p>La psicomotricità relazionale può essere quindi un valido strumento nella prevenzione e nella cura dei disagi nell&#8217;area del comportamento e anche nelle disarmonie o nei ritardi dello sviluppo, della comunicazione, dell&#8217;espressione delle emozioni, delle difficoltà psicomotorie e delle sindromi neuropsichiatriche infantili.</p>
<p>Ma come avviene questo processo? “<em>Semplicemente</em>” attraverso il gioco. Se si guarda una seduta di psicomotricità sembra infatti che i bambini stiano “semplicemente” giocando, in realtà il gioco è l’attività o il “lavoro” più importante per la costruzione dell’identità e per la crescita emotiva e cognitiva di una persona. Il bambino giocando esprime se stesso, ci racconta la sua storia e ci rivela i suoi bisogni, le sue difficoltà, i suoi desideri, la sua volontà,la sua relazione con lo spazio, gli oggetti e le persone.</p>
<p>Il primo gioco che svolge un bambino è senso motorio. Esso è il primo impulso a vivere, ad esistere, ad affermarsi come persona. Il bambino che corre spontaneamente, infatti investe lo spazio, gioca e ride sembra dire: “guardatemi ci sono anch’io!”.</p>
<p>Il bambino scopre il piacere del movimento, acquisisce consapevolezza e fiducia in sé attraverso il muoversi, il fermarsi, il salire, lo scendere, il tuffarsi, il rotolarsi, il dondolare, lo spingere, il tirare. Questo è il modo attraverso il quale il bambino impara ad affrontare la realtà,   per <em>impossessarsene</em>. Svolgendo tali giochi il bambino impara a stare con gli altri e a stabilire rapporti significativi.</p>
<p>Verso i due anni affiora il gioco simbolico che permette al bambino di riprodurre eventi e situazioni, ma anche di trasformare e dominare la realtà. Attraverso il gioco del “<em>far finta di…”,</em> il bambino rappresenterà situazioni di vita , o assumerà ruoli come fare la mamma o il papà. Grazie a tale attività matura nel bambino la capacità di rappresentare le cose che in quel momento non esistono, proiettando nel gioco desideri, emozioni e bisogni Questa capacità è molto importante perché gli permette di entrare ed uscire dalla realtà pur mantenendo la propria identità. Un esempio è l&#8217;oggetto transazionale, utilizzato per facilitare il processo di separazione del bambino dalla mamma predisponendolo all’individuazione e al riconoscimento di sé. Tale capacità sta anche alla base dello sviluppo del linguaggio verbale.</p>
<p>Il gioco simbolico possiede dei fattori che lo contraddistinguono e sono: la consapevolezza di finzione rispetto al reale, la volontà di realizzare il proprio progetto e l’uso di simboli che rappresentino un significato, ad esempio un bastone utilizzato come fucile, una sedia per la macchina, ecc…</p>
<p>Le funzioni di questo gioco sono molteplici, tra cui quella compensatrice, che permette di realizzare azioni o situazioni che nella realtà non sono possibili, ad esempio il gioco della parrucchiera o quello del falegname; quella liquidatrice, che permette al bambino di rivivere situazioni spiacevoli realmente sperimentate, come la visita dal dottore e la funzione anticipatrice, che permette di anticipare le situazioni e le loro conseguenze e ciò permette di viverle attenuando l&#8217;intensità dell&#8217;emozione, come ad esempio il gioco della scuola con la maestra e gli alunni.</p>
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		<title>LA PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE &#8211; Della Dott.ssa Arianna Bottarini</title>
		<link>http://www.gocciadopogoccia.it/la-psicoterapia-cognitivo-comportamentale-di-arianna-bottarini/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 23:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Per saperne di più]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso della giornata a tutti noi capita di reagire  [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della giornata a tutti noi capita di reagire a ciò che ci accade con ansia, paura, tristezza, rabbia o vergogna&#8230; Questi sentimenti hanno una funzione importante, in alcuni casi ci aiutano ad affrontare meglio i problemi quotidiani. A volte però talune emozioni sono troppo intense o durature per permettere ad una persona di avere buoni rapporti con gli altri, di realizzarsi nel lavoro e di trarre soddisfazione dalla vita di tutti i giorni. In questi casi <strong><em>un&#8217;attenta valutazione psicologica ed un valido aiuto professionale</em></strong>possono aiutare le persone ad uscire in maniera relativamente veloce da pericolosi e <strong><em>nocivi circoli viziosi</em></strong>.</p>
<p>Molti dei nostri problemi sono mantenuti in vita da ciò che facciamo e pensiamo nelle varie situazioni quotidiane. <strong><em>Modificando pensieri e comportamenti nel presente</em></strong> è quindi possibile liberarci da problemi che ci affliggono da una vita. Questo non facile obiettivo può essere raggiunto utilizzando il <strong>metodo cognitivo</strong> con lo scopo di aiutare ad individuare e correggere i pensieri negativi che spesso accompagnano e sono causa di emozioni spiacevoli (dolore, sconforto, paura) ed il <strong>metodo comportamentale</strong> con lo scopo di modificare i comportamenti fonte di sofferenza e di aiutare la persona ad imparare nuovi modi per affrontare le situazioni problematiche.</p>
<p>L&#8217;intervento cognitivo-comportamentale è <strong><em>scientificamente validato</em></strong>, <strong><em>centrato sul problema</em></strong> e sui fattori di mantenimento, <strong><em>attivo</em></strong> (si richiede una partecipazione attiva della persona e si prescrivono esercizi da svolgere a casa) e di <strong><em>breve</em></strong> durata (raramente sono previste più di 30/40 sedute, ed alcune problematiche richiedono meno di 10 incontri. Generalmente le sedute durano circa un&#8217;ora con frequenza settimanale).</p>
<p>I disturbi sui quali è possibile intervenire sono:</p>
<ul>
<li><strong><em>Adulti</em></strong>: depressione, fobie, ansia e panico, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi post-trumatici, disturbi dell’immagine corporea, disturbi alimentari, insonnia, disfunzioni sessuali, terapia di coppia e valutazioni neuropsicologiche.</li>
<li><strong><em>Bambini</em></strong>: disturbi internalizzanti ed esternalizzanti, disturbi dell’apprendimento, disturbi dello sviluppo, ritardo mentale, enuresi ed encopresi, disturbi dell’alimentazione, disturbi del sonno.</li>
</ul>
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		<title>Il metodo di Rieducazione Neuro Posturale (Posturologia), Di Leonarda Campaniolo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 18:26:25 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Per saperne di più]]></category>

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		<description><![CDATA[La Rieducazione Neuroposturale Psicocorporea® è una met [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Rieducazione Neuroposturale Psicocorporea® è una metodica di rieducazione posturale basata sull’arricchimento delle conoscenze compiute nel corso dell’ultimo ventennio nel campo delle Neuroscienze Cognitive, che hanno documentato il coinvolgimento delle strutture corticali superiori nella gestione del tono muscolare e nella memorizzazione delle strategie posturali.</p>
<p>Ogni uomo ha una propria postura frutto delle esperienze vissute e della relazione con l’ambiente circostante.</p>
<p>Lo stato emozionale dell’individuo è l’elemento fondamentale per la formazione della postura. Recenti studi hanno documentato l’importanza degli stimoli emozionali nei processi sensoriali e cognitivi e negli atteggiamenti posturali.</p>
<p>Le emozioni sono considerate il risultato di interazioni dinamiche tra fattori periferici ovvero la sensazione fisica indotta dalle risposte endocrine, viscerali e scheletro-motorie ad uno stimolo, e fattori centrali, il sentimento cosciente di ciò che ci succede in seguito a quello stimolo (paura, rabbia, vergogna, amore,..).</p>
<p>La componente periferica è mediata da strutture sottocorticali come ipotalamo, gangli della base e tronco encefalico, mentre la parte centrale dalla corteccia del cingolo e dai lobi frontali.</p>
<p>Papez per primo ha identificato nel lobo limbico il collegamento tra le due strutture sopra citate ed ha dimostrato l’esistenza di un circuito di elaborazione degli stimoli emozionali (Circuito di Papez).</p>
<p><img class="alignleft wp-image-1091 size-full" src="http://www.gocciadopogoccia.it/wp-content/uploads/2015/05/posturologia1.jpg" alt="posturologia" width="411" height="422" /></p>
<p>Successivamente Paul MacLean ha sottolineato l’importanza dell’ippocampo e delle strutture del circuito di Papez nella memorizzazione del dato emozionale e della risposta periferica correlata all’emozione.</p>
<p>MacLean associa all’amigdala il ruolo di coordinamento dell’attività ipotalamica.</p>
<p>Questo complesso sottocorticale viene informato dal nucleo accumbens che regola l’esecuzione del gesto motorio e dall’ipotalamo che gestisce la risposta viscerale.</p>
<p>Infine ha esteso il sistema limbico alla corteccia del cingolo e paraippocampica, alla corteccia frontale, prefrontale e alle cortecce associative (Bodily perception in the organization of postural attitude and movement. Ruggieri et al.: Perception Mot Skill 1996).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Rieducazione Neuroposturale Psicocorporea® consta di una serie di esercizi specifici ideati in base alla conoscenza dei meccanismi funzionali delle cortecce associative e del circuito limbico.</p>
<p>È basata sulla valutazione caratteriologica del paziente ideata dal Dott. Tommaso Traetta (“Caratterologia” Armando editore 2009), proponendo esercizi personalizzati in base alla tipologia caratteriale di appartenenza del paziente stesso.</p>
<p>Il meccanismo d’azione della R.N.P.® prevede l’esagerazione di uno stimolo di una funzione riflessa condizionata unita alla stimolazione visuo-percettiva. Tale stimolo in eccesso induce la percezione della differenza tra funzione riflessa (automatica) e funzione fisiologica determinando una risposta emotiva e muscolare finalizzata a mantenere la funzione indenne.</p>
<p>Gli esercizi proposti hanno due finalità:</p>
<p>1)    La coscientizzazione degli automatismi muscolari adattativi e difensivi engrammati nelle fasi ontogenetiche;</p>
<p>2)    La stimolazione e la memorizzazione di risposte tonico-muscolari reattive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il programma terapeutico prevede 2/3 cicli in 12 mesi. Un ciclo è composto da 8 sedute di 50 minuti circa. Viene effettuata una seduta a settimana con uno esperto di RNP inoltre vengono effettuati esercizi quotidiani a casa senza supervisione.</p>
<p>Per eseguire i primi esercizi, il paziente è supino ad occhi chiusi e mette in atto apnea respiratoria, respirazione consapevole, ipertono generalizzato e ipertono segmentale. In questo modo la memoria implicita si trasforma in coscienza e conoscenza sulla funzione diaframmatica e tonico-muscolare.</p>
<p>Gli esercizi successivi sono individualizzati in base alla categoria caratteriale del paziente. In piedi ad occhi chiusi, vengono eseguiti piccoli movimenti di accentuazione e ripristino con instabilità verticale, posizione paradossa, movimenti paradossi e asimmetria strutturale. Tramite questi movimenti la memoria implicita si trasforma in coscienza e conoscenza sui condizionamenti muscolari difensivi.</p>
<p>Al fine di trasformare la memoria implicita in coscienza e conoscenza sulla posizione spaziale del corpo, viene eseguita una sensibilizzazione della percezione visiva relativa allo schema corporeo e una stimolazione recettoriale periferica visuo-podalica integrata.</p>
<p>I meccanismi d’azione delle metodiche riabilitative praticate fino ad oggi sono supportati dai dati di neurofisiologia metamerico-midollare, mentre la R.N.P. Rieducazione Neuroposturale Psicocorporea®</p>
<p>consta di una serie di esercizi specifici ideati in base alla conoscenza dei meccanismi funzionali delle cortecce associative e del circuito limbico.</p>
<p>Per tale motivo, la R.N.P.® può essere definita l’applicazione della Psicofisiologia alla pratica rieducativa in ambito posturale.</p>
<p>Rieducazione Neuroposturale Psicocorprea® nell’infanzia</p>
<p>(7/10 anni )</p>
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